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Ritorno alla normalità. Ma come stiamo?

Finalmente liberi, finalmente la normalità. Sì, ma come stiamo? E la domanda che ci si pone nel ritorno alla socialità di queste ultime settimane. Al momento le regioni in zona bianca sono 12, più la provincia autonoma di Trento: in pratica oltre 40 milioni gli italiani, circa due cittadini su tre, vivono con le restrizioni anti-Covid ridotte al minimo. Eppure non è scontato che tutto sia rose e fiori.

Come ha spiegato all’Agenzia Dire lo psichiatra Carlo Valitutti, si può notare “da parte delle persone un disagio maggiore  rispetto a quanto successo dopo il primo lockdown. Paradossalmente, se da una parte è vero che c’è voglia di libertà, dall’altra in molti non si lasciano poi andare così tranquillamente all’idea di ricominciare a frequentare palestre o piscine, per esempio. Questo è quello che in realtà si avverte al di là di quello che si potrebbe pensare vedendo bar e ristoranti aperti”.

Insomma, più di qualcuno sta vivendo con un certo disagio il tanto desiderato ritorno alla vita. Secondo Valitutti si è creato uno scollamento tra la necessità di tutelare la salute e il bisogno di riprendere le attività economiche e lavorative che è andato ad aumentare mese dopo mese, creando “nelle persone confusione e perdita di senso critico”.

Per quanto agognati, insomma, l’accelerazione nel ritmo delle vaccinazioni e il calo dei contagi (e dei morti) si sono tradotti in un distacco tra la velocità del tempo esterno e la necessità di lentezza del tempo interno. “La velocità delle riaperture associata a una voglia di tornare alla normalità ha paradossalmente creato più confusione – ha aggiunto Valitutti – Ci sono persone che invece di essere felici della ripartenza hanno iniziato ora ad avere dei dubbi che forse avrebbero dovuto avere prima, in piena pandemia. Secondo una dinamica che sarà capitata nel quotidiano di molti di noi, persone abituate a usare la ragione, “si sono lasciate andare andare a valutazioni catastrofiste”, incontrando e ponendo ostacoli alla propria normalità.

Ma una soluzione c’è, secondo lo psichiatra: l’esercizio del proprio senso critico. “Serve per pensare che stiamo vivendo un
momento necessario per salvaguardarci e necessario anche per il futuro – afferma Valitutti – Così come servirà l’idea che non siamo onnipotenti, che non possiamo risolvere tutto in un determinato modo ma che dobbiamo rispettarci e rispettare quello che ci circonda. Il virus ci ha rimandato il nostro limite”.

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