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Una tre giorni di webinar sul tema “Giovani e salute mentale: un bene in Comune”. È l'evento formativo organizzato dalla Fondazione Di Liegro, insieme ad Anci Lazio e Osservatorio per le Dipendenze e disturbi psichici sotto soglia, e con il contributo del Consiglio Regionale del Lazio, per contribuire a formare amministratori, dirigenti e funzionari degli Enti Locali su temi come, il ritiro sociale, le dipendenze da sostanze, l’uso e l’abuso delle nuove tecnologie. L'obiettivo è quello di incidere sulle politiche e sull’organizzazione di attività di prevenzione e promozione del benessere psicosociale dei cittadini più giovani e delle loro famiglie.

Il webinar “Giovani e salute mentale: un bene in Comune” intende infatti sottolineare l’importanza del benessere psicologico dei cittadini, in particolare quello dei giovani, soprattutto in questo momento legato alle difficoltà date dalla pandemia. L'emergenza Covid-19 ha colpito non solo la salute fisica ma anche quella mentale, scavando nelle fragilità e nelle difficoltà e rendendo ancora più difficili tante realtà che, troppo spesso, passano sotto traccia”. Per questo si rende necessario pensare a politiche capaci di unire il contributo degli attori istituzionali, dei servizi sociali e delle agenzie educative, a quello dei servizi specifici di salute mentale in una dinamica di valore complementare, come ha sottolineato presentando l'evento Lina Novelli, delegata al Welfare e alle Politiche Sociali di Anci Lazio.

La Fondazione Di Liegro lavora dal 2006 con istituzioni pubbliche e private alla promozione del benessere psicosociale, la prevenzione del disagio psichico e la diffusione della cultura e della conoscenza della salute mentale. Nel corso del tempo,   ha spiegato il segretario generale, Luigina Di Liegro, questo impegno si è focalizzato in particolare sul disagio giovanile.

Nel corso del tempo, questo impegno si è focalizzato in particolare sul disagio giovanile. L’esperienza quotidiana ci dice che le dipendenze da sostanze e quelle comportamentali patologiche nei giovani rappresentano un’emergenza sociale.Proprio insieme alll’Associazione Osservatorio per le Dipendenze e disturbi psichici sotto soglia, presieduta dallo psichiatra e psicoterapeuta, Alessandro Vento, la Fondazione collabora a un progetto che, attraverso la scansione sistematica del web da parte di un software, identifica la presenza di Nuove Sostanze Psicoattive messe in vendita su internet.

GIOVANI E SALUTE MENTALE: UN BENE IN COMUNE - IL PROGRAMMA

Martedì 13 aprile 2021 ore 15:00- 16:30
“La promozione della salute mentale in adolescenza. R-esistere alla pandemia”
Alessandro Vento, Psichiatra, Responsabile dell’ Osservatorio Dipendenze e Disturbi Psichici Sottosoglia.

Martedì 20 aprile 2021 ore 15:00 – 16:30
“Ritiro sociale e abbandono scolastico in adolescenza”
Ignazio Ardizzone, Neuropsichiatra infantile, Responsabile Ambulatorio psichiatrico di Neuropsichiatria infantile Policlinico “Umberto I” di Roma.

Martedì 27 aprile 2021 ore 15:00 – 16:30
“La dipendenza tra vecchie e nuove sostanze”
Alessandro Vento, Psichiatra, Responsabile dell’ Osservatorio Dipendenze e Disturbi Psichici Sottosoglia.

Svolgere il Servizio Civile presso la Fondazione Di Liegro è un’opportunità per impegnarsi alla cittadinanza attiva, un'occasione per accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa, assicurando, al tempo stesso, un riconoscimento economico.

Cerchiamo giovani che amino la comunicazione e la relazione, che vogliano fare squadra per un progetto concreto, che siano interessati all'empatia e all'ascolto, in particolare nell’ambito del benessere psicosociale.

Se ti sei appena laureato, se non lavori e hai voglia di dedicare parte del tempo alla tua comunità, il Servizio Civile presso la Fondazione Di Liegro ti offre una significativa esperienza educativa e formativa.

I volontari del Servizio Civile presso la Fondazione Di Liegro contribuiranno all’organizzazione, al supporto e alla comunicazione delle attività formative rivolte a cittadini, volontari e familiari, del Servizio telefonico di Ascolto e Orientamento, e a quelle dei Gruppi di auto aiuto per il sostegno alle famiglie di persone con disagio psichico e dei laboratori di socializzazione e arte terapia.

La formazione dei volontari è orientata in particolare alla considerazione della “persona con disagio”, in quanto “persona che, in una determinata fase della sua vita, è attraversata da un problema psichico”.

Impegno, valori e futuro sono i cardini del Servizio Civile Universale. Princìpi a cui si ispirano le attività e i progetti della Fondazione Di Liegro. Il nostro obiettivo è quello di formare cittadini consapevoli del proprio ruolo all’interno della comunità locale, che siano portatori di una visione della società basata sull’attenzione ai diritti e ai bisogni delle persone più fragili del tessuto sociale.

Il progetto della Fondazione Di Liegro è “Dalla solitudine all’inclusione” e rientra nel programma della ASL RM2 “Accudiamo i più fragili” (codice programma PMCSU0011220010007GXXX). Scarica la locandina del programma.

Tutti i progetti del programma "Accudiamo i più fragili"

DALLA SOLITUDINE ALL’INCLUSIONE
CODICE PROGETTO: PTXSU0011220010025GXXX

Obiettivo generale del progetto è quello di promuovere e implementare l’attivazione di risorse all’interno della rete sociale di appartenenza delle persone con disagio psichico e dei loro familiari.

Obiettivi specifici:

  • Accogliere, informare, orientare e sostenere le persone
  • Supportare i progetti terapeutico-riabilitativi degli utenti dei servizi territoriali
  • Promuovere una cultura della salute mentale
  • Coadiuvare i servizi territoriali
  • Favorire il miglioramento delle strategie di coping, l’incremento dei livelli di autoefficacia e di empowerment dei familiari
  • Incentivare interventi di prevenzione del disagio e promozione della salute in adolescenza

Scheda progetto

IL COLORE DELLA LUNA: VISIONI DI INCLUSIONE CIVIL-MENTE POSSIBILI
CODICE PROGETTO: PTCSU0011220010026GXXX

Obiettivo generale del progetto è mettere al centro i diritti e il benessere della persona che vive l’esclusione e l’emarginazione sociale a causa dei problemi di salute mentale. Nello specifico:

  • Contrastare lo stigma sociale verso il disagio psichico e dell’auto-stigma
  • Modificare gli atteggiamenti negativi nei confronti del diverso
  • Promuovere una comunità tollerante e competente
  • Migliorare il rapporto tra organizzazione e utenti
  • Implementare i rapporti e luoghi di incontro dove confrontarsi
  • Promuovere i percorsi di autonomia nell’ambito della salute mentale
  • Orientare la crescita umana e professionale del volontario rendendolo partecipe delle problematiche dell'inclusione

Scheda progetto

ACCOGLIERE PER INTEGRARE
CODICE PROGETTO: PTXSU0011220010024GXXX

Il progetto si pone come obiettivo generale, da una parte di contribuire alla formazione civica, sociale, culturale, professionale dei giovani che svolgeranno il servizio civile, dall’altra di potenziare la capacità di accoglienza degli utenti, dei loro familiari e dei soggetti che ne curano gli interessi, fornendo risposte personalizzate ed orientate su più ambiti.
Target di riferimento del progetto saranno gli adulti in stato di disagio psichico, con particolare attenzione verso i pazienti con psicosi gravi residenti nei Municipi coinvolti.

Scheda progetto

ACCOGLIERE PER ORIENTARE ED ORIENTARVI ALLA SALUTE
CODICE PROGETTO: PTCSU0025320010030GXXX

L’obiettivo generale del progetto è promuovere l’educazione alimentare e gli stili di vita salutari in contesti opportunistici, attraverso l’accoglienza e l’implementazione di strategie comunicative e lo sviluppo di competenze funzionali al cambiamento comportamentale, con riferimento ad un approccio multistakeholder e multisettoriale.

Obiettivi specifici:

  • Incrementare e migliorare l’attività di accoglienza, orientamento e ascolto dell’utenza – anche con supporto telefonico - in Poliambulatori, CAD e Case della Salute e Consultori
  • Pianificare strategie comunicative per target differenziati e realizzare prodotti di comunicazione da utilizzare in setting opportunistici
  • Valutare l’alimentazione e gli stili di vita e utilizzare materiali informativi sui principali determinati di salute (alimentazione, fumo, alcol, attività fisica) in relazione al profilo di salute osservato
  • Incrementare l’adesione ai progetti di prevenzione Primaria Vaccinali ed ai programmi di prevenzione Primaria e Secondaria per i tumori al seno ed alla cervice uterina, colon retto
  • Promuovere iniziative di prevenzione e promozione di stili di vita salutari in contesti opportunistici sanitari ed extrasanitari con l’utilizzo di prodotti di comunicazione e/o con l’applicazione di competenze di base del MinimalAdvice anche tra quelle previste dai Piani Regionali di Prevenzione.

Scheda progetto

LA CULTURA DELLA LEGALITÀ
CODICE PROGETTO: PTCSU0008720010029GXXX

Il progetto ha come finalità quella di promuovere la cultura della legalità, finalizzata allo sviluppo del senso civico nei giovani, inteso come base per affermare un’idea di comunità solidale e coesa, che si riconosce nelle regole che si è data e che le rispetta.
Il target di riferimento sono i giovani di Ostia (italiani e immigrati) di età compresa tra i 15 e i 29 anni;
Il progetto intende dunque, con le attività aperte ai giovani, che possono trasformarsi da utenti a protagonisti dello stesso, sviluppare occasioni ed opportunità di aggregazione che facilitino il confronto, il dialogo e sviluppino il senso di appartenenza ad una comunità e l'esercizio attivo di democrazia partecipativa ed assunzione di responsabilità.

Attraverso il progetto si vogliono sviluppare i temi più cari al Servizio Civile:

  • Sensibilizzare gli alunni sui temi della legalità nella scuola e fuori dalla scuola
  • Educare alla solidarietà e alla tolleranza
  • Sviluppare le capacità di collaborare, comunicare, dialogare
  • Formare l’uomo e il cittadino, nel quadro dei principi affermati dalla Costituzione
  • Acquisire i valori che stanno alla base della convivenza civile, nella consapevolezza di essere titolari di diritti e di doveri e nel rispetto degli altri e della loro dignità.
  • Sviluppare il senso critico per scoprire di conseguenza i percorsi nascosti dell’illegalità Trasmettere valori e modelli culturali di contrasto alle mafie

Scheda progetto

NUOVA ACCOGLIENZA NEI SERVIZI PER MINORI
CODICE PROGETTO: PTXSU0011220010027GXXX

Obiettivo generale del progetto è quello di tutelare i diritti dei minori alla salute, migliorando la qualità e accessibilità ai servizi territoriali e la loro fruibilità, per perseguire realmente i diritti di eguaglianza, non discriminazione e pari opportunità in età evolutiva.

Gli obiettivi specifici da perseguire saranno:

  • Collaborare all’attività di accoglienza e informazione, rivolta all’utenza, sui diritti e sulle modalità di accesso ai servizi
  • Partecipare all’incremento di interventi mirati a migliorare l’organizzazione del servizio
  • Partecipare al potenziamento degli interventi mirati a supportare le famiglie per una migliore adesione al progetto terapeutico
  • Collaborare alle attività di rilevazione del bisogno sanitario dell’utenza

Scheda progetto

OLTRE IL MURO DEL CARCERE 5
CODICE PROGETTO: PTXSU0011220010028GXXX

I beneficiari diretti del progetto sono tutti i detenuti dei 4 istituti di Rebibbia con diagnosi psichiatrica o insufficienza mentale. Si tratta di persone solitamente non inserite nei circuiti della malavita, che compiono reati considerabili “bagatellari”, epifenomeno di una lunga storia di deprivazioni sociali, con scarso o inefficace utilizzo dei servizi territoriali, a volte non adeguatamente difesi in sede giudiziaria. Le diagnosi possono essere comprese fra le psicosi e i disturbi di personalità, configurando difficoltà di reinserimento sociale particolarmente difficili da affrontare.

OBIETTIVI GENERALI RELATIVI AL SERVIZIO

  • Diminuire i rischi di recidive clinico giudiziarie.
  • Rafforzamento delle connessioni fra Interno dell’Istituzione Penitenziaria e società civile.
  • Recupero delle risorse del paziente, della sua famiglia e di quelle presenti sul territorio di destinazione.
  • Collaborazione sinergica delle Istituzioni Competenti territoriali.
  • Miglioramento delle pertinenze, dell’efficienza e l’efficacia degli interventi clinico riabilitativi.
  • Fornire un’importante esperienza di Servizio che fornisca indicazioni sulla futura scelta professionale e orienti i
    giovani ai valori della giustizia e del reinserimento sociale, attraverso esperienze sul campo, formative e di creatività progettuale.
  • Acquisire abilità e competenze nei contesti clinico - socio assistenziali, consentendo l’apprendimento delle
    relative metodologie di lavoro.
  • Rappresentare una straordinaria occasione di formazione al lavoro di Rete, di Comunità ed al lavoro d’Equipe.

OBIETTIVI GENERALI RELATIVI AI GIOVANI IN SERVIZIO CIVILE

  • Fornire un’importante esperienza di Servizio che fornisca indicazioni sulla futura scelta professionale e orienti i giovani ai valori della giustizia e del reinserimento sociale, attraverso esperienze sul campo, formative e di creatività progettuale.
  • Acquisire abilità e competenze nei contesti clinico - socio assistenziali, consentendo l’apprendimento delle
    relative metodologie di lavoro.
  • Rappresentare una straordinaria occasione di formazione al lavoro di Rete, di Comunità ed al lavoro d’Equipe.

Scheda progetto

Requisiti di partecipazione

Possono partecipare alle selezioni i giovani dai 18 ai 29 anni di età non compiuti al momento della presentazione della domanda, non occupati e non inseriti in percorsi di istruzione e formazione.
Inoltre, dovranno essere registrati al programma Iniziativa Occupazione Giovani (Garanzia Giovani) e aver firmato il Patto di Servizio con il Centro per l’Impiego e/o Servizio competente. Per la registrazione a Garanzia Giovani, vai su www.garanziagiovani.gov.it.

Come presentare la domanda

Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it.
La scadenza per presentare le domande di partecipazione è stata prorogata alle ore 14.00 del 17 febbraio 2021.

Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre che il candidato sia riconosciuto dal sistema.
1 - I cittadini italiani residenti in Italia o all’estero possono accedervi esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni su cosa è SPID, quali servizi offre e come si richiede. Per la Domanda On-Line di Servizio civile occorrono credenziali SPID di livello di sicurezza 2.
2 - I cittadini di Paesi appartenenti all’Unione europea e gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, se non avessero la disponibilità di acquisire lo SPID, potranno accedere ai servizi della piattaforma DOL attraverso apposite credenziali da richiedere al Dipartimento, secondo una procedura disponibile sulla home page della piattaforma stessa.

Per saperne di più sul Servizio Civile Universale: https://www.serviziocivile.gov.it/

Scarica il Bando per la selezione di 46.891 operatori volontari da impiegare in progetti afferenti a programmi di intervento di Servizio civile universale da realizzarsi in Italia, all’estero e nei territori delle regioni interessate dal Programma Operativo Nazionale- Iniziativa Occupazione Giovani (PON-IOG “Garanzia Giovani” - Misura 6)

>>> Per informazioni chiama lo 06.6792669 o scrivi a segreteria@fondazionediliegro.it

Lo scorso 3 dicembre, si è tenuto il webinar "Figli di genitori con problemi di salute mentale". L'evento rientra nel progetto Share4Carers, di cui la Fondazione Di Liegro è partner.

Share4Carers nasce con l’intento di condividere a livello europeo buone pratiche rivolte ai figli di genitori con disagio psichico.

Il webinar, a cui ha portato il proprio saluto anche Marisa Matias, MEP, membro del Parlamento Europeo e del Gruppo di Interesse al Parlamento Europeo sui Caregiver Familiari, ha rappresentato un'occasione di arricchimento per il forte contributo di competenze professionali, di esperienze e prospettive politiche da parte dei partecipanti. Share4Carers coinvolge infatti esperti dal mondo accademico e clinico e dell’associazionismo di Belgio, Grecia, Italia e Turchia.
>> Segui Share4Carers su Facebook

Il XIV corso di formazione della Fondazione Di Liegro "Dall’isolamento alla resilienza" si è concluso con un’ampia panoramica condotta dal dottor Michele Di Nunzio, psichiatra psicoterapeuta e criminologo, sul tema "Il ruolo del volontariato: riflessioni, metodologie, esperienze". Un racconto in prima persona, da un operatore che considera il volontariato un contributo “di fondamentale importanza” nel campo della salute mentale.

Punto di partenza: nell’esperienza del volontario fare del bene agli altri è un effetto secondario, successivo all’azione prioritaria che è quella di fare del bene a se stessi. Io sto facendo qualcosa che, facendomi sentire meglio, accrescendo la qualità della mia vita, mi metterà in condizione di produrre relazioni propositive, costruttive, funzionali anche per l’altro.
La mia serenità è fondamentale. Nei momenti di malumore mi è utile il ricordo, il collegamento con le ragioni che mi hanno condotto a questa scelta.

Il volontario, come chiunque operi in un settore ad alto impatto emotivo come il volontariato e sia per questo molto esposto al logoramento, deve mettere in conto la necessità di fare costantemente la "manutenzione di se stesso", che significa tornare a capire "quello che faccio e perché lo faccio".

Questa azione di consapevolezza ha un nome: meta-cognizione. Si può sviluppare con qualche suggerimento: tenere un diario, leggere molto, ascoltare molto, accogliere ogni occasione ludico-ricreativa che includa una componente emotiva, conoscitiva, razionale, intellettuale. In questo, cinema e teatro sono preziosi.

Può capitare spesso che un volontario della salute mentale incontri persone scontrose, diffidenti, addirittura ostili. L’altro che ci tratta male è qualcuno che ci percepisce come più potente, ha paura di noi e pertanto si difende. Le chiavi per risolvere questo tipo di situazione sono l’umiltà, l’ascolto, la comprensione, l’umana curiosità. Chiavi che sono preziose anche quando l’altro che incontriamo ha scelto di non vivere, di chiudersi in se stesso, come risposta alle paure non risolte che nella stragrande maggioranza dei casi sono all’origine del disagio psichico.

La persona di cui il volontario si prende cura ha necessariamente una ‘diagnosi’, che però non la descrive nella sua interezza. Bisognerà farsi raccontare la sua vita, prima dagli operatori poi da lei stessa, quando vorrà, se vorrà, come vorrà.
Uno dei cimenti maggiori nei quali il volontario può applicarsi è mediare tra le antiche paure tuttora cogenti e la bontà del mondo, che pure esiste. Saranno le piccole cose che rappresentano per tutti il tessuto della vita, alle quali diamo poca importanza ma che riempiono gran parte del nostro tempo, a favorire la riapertura al mondo.

Il volontario è quindi 'ingenuo', fa domande, svela cose che gli operatori nella loro routine hanno perso di vista. La sua ‘sprovvedutezza’ come d’altra parte la diversità del suo bagaglio lavorativo e professionale sono contributi importanti per il settore della salute mentale.
E infine c’è la ‘valorialità’, perché i valori, gli ideali qualificano enormemente la nostra esistenza. Ed è difficile che il volontario sia arrivato a questa scelta senza aver avuto una formazione valoriale.

Photo by Gustavo Fring from Pexels.

Anche in tema di dipendenze, l’impatto della pandemia sulla salute mentale è emerso con evidenza nella prima ondata del virus e ha una data d’inizio: il 9 marzo scorso, quando l’entrata in vigore del lockdown, il confinamento, ha cambiato forse per sempre il nostro stile di vita.
L’esistenza stessa del Covid-19 ha innescato una sindrome da disadattamento nella popolazione generale e a maggior ragione in una fascia di persone con preesistenti disturbi psichici con diagnosi nello spettro ansioso depressivo.

Nell’ambito delle dipendenze - in cui opera lo psichiatra Alessandro Vento, relatore del VI incontro del corso di formazione "Volontari e famiglie in rete per la salute mentale" e responsabile dell'Osservatorio sulle dipendenze - si sono modificati i pattern di consumo. C’è stato un massiccio aumento del consumo di alcol e di farmaci di prescrizione, soprattutto da parte di utilizzatori di sostanze psicoattive di strada, scomparse dal mercato durante il lockdown. Parallelamente è aumentata la adulterazione delle sostanze - che i consumatori hanno cominciato a tagliare con quello che avevano a disposizione, con danni maggiori per la salute - e l’acquisto on line di sostanze psicoattive, legali o no.
Da segnalare anche il ricorso a cibi con proprietà psico-farmacologiche (ad esempio le spezie) utilizzati nella pandemia insieme all’alcol, come condotta di tipo compensativo.

Ci sono state grandi differenze tra la prima e la seconda ondata del Covid, ha confermato Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento di Salute Mentale Asl Roma 1, anche lui relatore nel VI incontro del corso di formazione. Differenze dovute ai diversi tipi di isolamento messi in atto. I problemi di natura psichiatrica sono stati molto maggiori durante il lockdown. Nella Asl Roma 1 ci sono stati cinque suicidi, tutti di donne sole.

Bisogna considerare che gli elementi fondamentali della salute mentale sono la socialità e la resilienza che è quella capacità di adattarsi alle circostanze, superare lo stress degli eventi avversi che si verificano nella vita, mantenendo o ripristinando in tempi abbastanza brevi l’equilibrio.

Questa pandemia avviene a distanza di un secolo dalla "spagnola", in un mondo totalmente diverso e che cambierà ancora profondamente a causa dell’emergenza che stiamo vivendo, e deve essere un’opportunità per costruire un modo diverso di operare anche nella salute mentale.

Bisogna passare a “una nuova cultura della presa in carico dell’utente", basata sull’integrazione forte dei servizi, immaginare e realizzare gruppi di lavoro flessibili formati da diversi operatori con diverse competenze che si costituiscano su un caso, un paziente, ritagliati sulle caratteristiche della persona. Gruppi aperti a soggetti esterni, come le famiglie e le realtà attive nel territorio. Su questo la Asl Roma 1 sta lavorando.

Photo by Isabella Mendes from Pexels

Ci sono due tipi di trauma, Big-T e Small-T.

Come ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Silvia Pepe, nel corso del quinto incontro del corso di formazione "Volontari e famiglie in rete per la salute mentale", al primo appartengono eventi di grande portata, anche collettiva, che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care, come abusi, incidenti gravi, disastri naturali. Al secondo, si riferiscono esperienze ed eventi di vita emotivamente stressanti che lasciano segni indelebili sul senso di sicurezza e di fiducia.

La ricerca scientifica ha dimostrato che i due tipi di trauma, seppure molto differenti, dal punto di vista emotivo determinano una reazione pressoché analoga e gli stessi sintomi: disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e di memoria, mancanza di energia, irritabilità, chiusura.

Il COVID-19 è al contempo un trauma Big-T e Small-T, individuale e collettivo. Separa un prima da un dopo: è impensabile immaginare che la vita possa restare la stessa. Non c‘è difesa possibile. Ci sentiamo sovrastati da un evento più grande di noi. Siamo passati da una situazione di potenza a una di impotenza.

In una guerra si conosce il nemico, con il virus il nemico è sconosciuto, per difenderci c’è solo il confinamento, la rinuncia alla socialità, al rapporto fisico con gli altri. La pandemia ha cancellato persino i rituali che accompagnano il lutto e ne attutiscono il dolore.

In questo quadro, più della paura che si può affrontare e vincere, ci assale l’angoscia che viaggia nel mondo dell’ignoto.
Come reagire?

Anche isolati nel lockdown possiamo sperimentare la libertà in modo diverso: con la solidarietà e la connessione con l’altro attraverso strumenti nuovi che ci consentano di superare i limiti imposti a livello individuale e collettivo.

Il trauma porta con sé una “forza misteriosa”. Esistono crescite post traumatiche, pericoli e rotture che diventano opportunità, resilienze. Il gruppo è un potente sistema, bisogna ripartire dalle relazioni. Per combattere contro l’angoscia del futuro restiamo nel “qui e ora”, seguendo regole semplici come mangiare e dormire in modo regolare, parlare con la famiglia e gli amici, fare esercizio fisico e attività che aiutano a rilassarsi, ascoltare musica, leggere. E trovare il modo di aiutare gli altri in una nuova fratellanza.

Photo by cottonbro from Pexels

La resilienza e l’empatia sono concetti che non nascono nell’ambito della salute mentale ma lo attraversano sempre di più. I volontari che si impegnano o intendono impegnarsi nel sostegno di persone affette da disturbi psichici devono conoscerli e comprenderli a fondo.

“La resilienza come strumento di salute mentale” è il titolo del quarto incontro del nostro corso di formazione, condotto dallo psichiatra Josè Mannu, a lungo collaboratore di don Don Luigi Di Liegro.

Prima un po’ di storia, a partire dall’ultimo scorcio del 18esimo secolo, quando si fa strada in Francia e in Gran Bretagna l’ipotesi che la “follia” debba considerarsi sempre “parziale“ e come tale curabile con un “trattamento morale” rieducativo della parte sana della persona, accompagnato da metodi costrittivi e punitivi.

Durante la seconda guerra mondiale il tema della “follia parziale” viene rielaborato: per combattere la parte malata bisogna allearsi con quella sana e si deve farlo insieme, in una comunità terapeutica diversa dal manicomio, concettualmente non costrittiva e punitiva.

Qualche decina di anni dopo, in Italia Franco Basaglia parte dalla constatazione che qualunque luogo costruito per guarire la malattia psichica diventa cronicizzante, per iniziare il percorso che porterà alla chiusura dei manicomi, all’apertura al territorio e alla società civile, alla legge 180. La territorializzazione è un cambiamento radicale che richiede un profondo cambiamento culturale.

Nel nuovo millennio la consapevolezza dell’importanza del legame tra individuo e contesto sociale si rafforza. Non c’è bisogno di “luoghi” dedicati, qualunque uomo vive di relazioni, di rapporti. Prendersi cura di una persona non significa “curarla”, ma sostenere la sua capacità di curare se stessa, aiutarla a sviluppare le potenzialità – che tutti hanno – per supportare il suo funzionamento all’interno della società. La base della sua resilienza.

Per arrivare a questo è necessario prima individuare il vero bisogno, ascoltare, chiarire, comprendere, sospendere il giudizio rinunciando a cercare le cause, mantenendo nei giusti limiti l’empatia con l’altro, evitando i pensieri rischiosi che possono comparire come “io non ho bisogno di nessuno, ma gli altri hanno bisogno di me”.

La storia di una persona vulnerabile non prevede l’autonomia perché la vita di tutti è una progressiva distribuzione delle dipendenze (dai genitori, agli insegnanti, agli amici, ai colleghi, ai legami affettivi ecc.). L’essere umano e il suo cervello si sviluppano in funzione delle relazioni costruite nel tempo, quanto più è distribuita la dipendenza, tanto più si è autonomi.  Dobbiamo cambiare il modo di pensare. Non siamo in grado di restituire la normalità ma possiamo allargarla, in modo tale che ci sia spazio per vivere col problema che tutti – nessuno escluso – si portano appresso. Questo è guarire.

“La resilienza come strumento di salute mentale” è il titolo del quarto appuntamento del corso di formazione "Volontari e famiglie in rete per la salute mentale", relatore lo psichiatra José Mannu.

La "resilienza" non è un termine che nasce in ambito psichiatrico - ha spiegato Mannu nel corso del suo recente intervento al Màt Modena, Settimana della Salute Mentale - ma proviene dall’ingegneria, e indica la capacità di un materiale di assorbire energia elasticamente, quando sottoposto a un carico o a un urto, prima di giungere a rottura.

Per comprendere l’utilizzo della parola resilienza nell’ambito della salute mentale, è opportuno ripercorrere la storia della psichiatria. Nel ‘700 Philippe Pinel suggerisce che i folli siano considerati persone e che la follia sia solo follia parziale. Il folle ha dunque una parte sana, che deve essere liberata dalla malattia, attraverso il “trattamento morale”. Cioè sviluppare la parte sana attraverso l’educazione, la persuasione e la disciplina dell’individuo. Nascono così i manicomi.

Durante la seconda Guerra Mondiale, Wilfred Bion suggerisce di allearsi con la parte sana per combattere insieme quella malata. Questa alleanza avviene nella comunità, un luogo dove la follia potesse esprimersi liberamente, e non come in manicomio.

Con l'esperimento di comunità realizzato a Gorizia, negli anni ’60 Franco Basaglia sostiene che l'esistenza stessa di un luogo in cui la follia possa esprimersi causa una cronicizzazione della malattia. Per questo, secondo Basaglia, la cura non può avvenire in un luogo, ma nel territorio dove una persona vive. Si tratta di un cambiamento culturale nella psichiatria, una vera rivoluzione.

All’alba degli anni 2000, la Teoria della Capacità impone una nuova visione della “parte sana”, che si esprime attraverso la capacità e il funzionamento della persona. Il benessere individuale nasce dalla relazione. Diventa dunque necessario vedere dove le persone sono in grado di agire, dove “funzionano”, cioè la reale opportunità di intraprendere un'attività e la reale voglia di essere ciò che si vuole essere.

Tornando alla resilienza, possiamo dire che questa esplora i modi in cui gestire una natura (o un tessuto economico/sociale) che non è in equilibrio. Secondo la definizione di Michael Ungar, “Più che un set di caratteristiche individuali, sono le strutture intorno alla persona, i servizi che la persona riceve, il modo in cui è strutturata la sanità, tutti questi si combinano con le caratteristiche della persona che permettono di far fronte alle avversità che affrontano e trovare strade verso la resilienza”.

Solo chi ha la memoria è in grado di vivere nella fragilità del tempo presente. Lo ha spiegato il filosofo Pierangelo Di Vittorio, sabato 24 ottobre, durante il terzo incontro del corso di formazione “Volontari e famiglie in rete per la salute mentale”, dal titolo “Le relazioni sociali, un nuovo paradigma”, in un excursus tra arte, letteratura, filosofia e cinema.

C’è un valore d’uso della Storia: il presente deve rileggere costantemente il passato, farlo a pezzi per riattualizzarlo. Il monumento è il grado zero del valore d’uso, non serve alla vita, ha affermato Di Vittorio sulla scorta di Nietzsche. Solo smontando e rimontando il passato può nascere qualcosa di nuovo.

Ma cosa fonda il legame sociale nel corso della Storia? Secondo una certa cultura, l’uomo agisce razionalmente perseguendo il proprio utile, e la coesione sociale nascerebbe dal gioco regolato degli interessi individuali.

E se invece fosse un “trauma”, personale o collettivo, a rendere possibile un legame fra gli uomini? Pensiamo a Edipo che, nel cercare di rispondere alla domanda “da dove vengo? chi sono?”, scopre l’orrore della propria storia. La democrazia ateniese rifletteva su se stessa attraverso le tragedie, ed è forse è sempre intorno a un trauma che una comunità si raccoglie.

Sul tema della “follia” c’è stata, da un lato una caduta di interesse sociale che ha riportato ai margini i malati mentali, mentre dall’altro, nel delirio capitalista in cui siamo presi – secondo Pierangelo Di Vittorio –, la follia è “messa al lavoro”: lo scatenamento pulsionale (droghe, eccessi di ogni genere, violenza) diventa la leva per incrementare la produzione, per produrre ricchezza.

C’è bisogno che la follia torni a risuonare nella società. La società deve riconoscere, non solo che la follia le appartiene, ma anche che svolge un “servizio pubblico”: ritrovando le tracce del legame sociale lacerato e perduto, può offrire la possibilità di un vivere comune più ricco e fecondo.

Come dimostra l’esperienza di Basaglia, tuttavia, per creare un legame sociale bisogna prima riconoscere l’“altro” come un avversario legittimo. Dinanzi agli internati di Gorizia, che contestavano il riformismo della comunità terapeutica, il gesto umanitario di Basaglia ha dovuto farsi politico, prima accogliendo la loro contestazione, poi diventando un loro alleato nella lotta per il superamento del manicomio.

È da questo esempio che si può ricominciare.

La biografia “Franco Basaglia”, di Mario Colucci e Pierangelo Di Vittorio

Prima di analizzare le relazioni sociali, è bene occuparsi del nuovo paradigma. Ma come va costruito questo “nuovo”? È la domanda da cui partirà il filosofo Pierangelo Di Vittorio, nel terzo appuntamento del corso di formazione “Volontari e famiglie in rete per la salute mentale”, in programma sabato 24 ottobre, presso la Fondazione Di Liegro.

La risposta – secondo Di Vittorio - è nel mettere insieme pezzi di passato, nella forma di archivi culturali, e pezzi di presente, cioè diagnosi sui problemi e le tensioni che attraversano l’attualità. Una specie di mosaico, formato da tasselli su cui Di Vittorio lavora da tempo, raccolti a partire dalla questione delle relazioni sociali.

Ed è come in un mosaico che si comporranno i temi dell’incontro, tra il filosofo Walter Benjamin e il presente che ha “il potere delle chiavi sulle stanze del passato” e lo scrittore e filosofo Michel Foucault, che si è occupato della pazzia sin dalla sua tesi di dottorato “Storia della follia nell’età classica” e proprio sulla follia ci ha invitato a interrogarci, perché “dall’uomo al vero uomo, la strada passa per l’uomo pazzo”.

Durante l’incontro si parlerà inevitabilmente di Franco Basaglia (con cui Pierangelo Di Vittorio venne indirettamente in contatto quando dopo la laurea svolse il servizio civile presso il Dipartimento di salute mentale di Trieste) e della sua decisione di intraprendere la strada dell’invenzione e della cura del legame sociale. Si legga a tal proposito la monografia "Franco Basaglia", scritta con Mario Colucci, uscita nel 2001 e recentemente riedita.

“Iniziata nel segno di un amore per il sapere, nel segno della filosofia, l’esperienza di Basaglia si è sviluppata come un rapporto d’amore nei confronti dei pazienti, per realizzarsi infine nella costruzione di un altro modo di vivere insieme. Un vivere comune più giusto e fecondo – ha scritto Di Vittorio sulla rivista “Aut Aut” nel 2017 – di cui la società italiana e il mondo intero portano ancora la responsabilità e l’attiva speranza”.

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