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Roma, 15 marzo 2024 - Aiutare le famiglie che vivono al proprio interno situazioni di disagio mentale, spesso aggravate da pesanti conflitti intra-familiari. Questo l'obiettivo principale del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare (GPMF), il nuovo progetto promosso dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro in collaborazione con la ASL Roma 2. Il gruppo si riunisce per la prima volta il 15 marzo nella sede della Fondazione.

Roma 17 febbraio 2024 - Presso la Fondazione Don Luigi Di Liegro, si è tenuta la prima lezione del corso "Il disagio giovanile nella contemporaneità: la rete che cura", rivolto a volontari, famiglie e servizi territoriali per la salute mentale. Erano presenti il segretario generale della Fondazione Don Luigi Di Liegro, Luigina Di Liegro, l'assessore regionale all'Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli e Chiara Rogora, psicologa e psicoterapeuta, Dsm Uoc Asl Roma 2, Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva.

Roma, 30 gennaio 2023 - Sono aperte le iscrizioni al corso di formazione per volontari, familiari, youth workers e operatori per la Salute Mentale promosso dalla Fondazione don Luigi Di Liegro e dalla Fondation d'Harcourt, con il sostegno della Regione Lazio. Il corso si terrà nei sabati dal 17 febbraio al 20 aprile. Otto lezioni tenute da esperti che mirano a formare i partecipanti sulle problematiche giovanili, inclusi bullismo e dipendenze, promuovendo una rete di supporto psicosociale.

Roma, 28 dicembre 2023 - In questo articolo Luigina Di Liegro, segretario generale della Fondazione Di Liegro, mette in luce la "depressione natalizia" e l'importanza dell'assistenza a chi soffre di disagio psichico. Ricorda l'impegno di Don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas Diocesana di Roma, per il sostegno continuo ai bisognosi. Coglie così l'occasione per annunciare l'inizio dei corsi 2024 della Fondazione Di Liegro per formare volontari e famiglie nella rete di sostegno alla salute mentale.

Nasce a Roma “CoèSa”, Comunità è Salute - OdV, l’associazione di volontari, psicologi ed educatori che consentirà ai più giovani di lavorare sul territorio a sostegno di chi soffre di problemi di salute mentale. 

Coèsa opererà in via Ostiense, negli spazi della Fondazione Di Liegro che, con la nuova associazione di volontari, punta ad ampliare la rete sul territorio, trasmettendo anche ai più giovani la cultura della solidarietà, della partecipazione civica, mantenendo vivi la memoria e il pensiero di don Luigi. La Fondazione, dedicata al fondatore della Caritas Roma, è da sempre impegnata a supporto delle famiglie e delle persone costrette ad affrontare i problemi del disagio psichico. 

L’attività di Coèsa si svolgerà attraverso sportelli di ascolto, laboratori artistici e di socializzazione dove i ragazzi potranno sostenere i loro coetanei, occasioni di incontro sul territorio per creare sistemi integrati di servizi nella comunità contrastando le condizioni di fragilità e di svantaggio. Obiettivo dell’Organizzazione di volontariato sarà dunque la costruzione e la promozione di una comunità solidale, attiva e coesa. 

"L’Associazione CoèSa nasce dall’esigenza di porre la massima attenzione verso il disagio giovanile, vera emergenza nell’era post-Covid, e di promuovere un presidio sul territorio da parte dei più giovani per i coetanei in difficoltà. Uno studio del Garante dell’Infanzia evidenzia infatti come siano sempre più diffusi casi di giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria, autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia, e non da ultimo, di ritiro sociale” spiega la presidente dell’Associazione CoèSa, Marta Zammuto. “Siamo consapevoli del rischio che i problemi della salute mentale di bambini e ragazzi possano diventare cronici e diffondersi su larga scala” conclude Zammuto. 

ADOLESCENZA E PREVENZIONE

Ansia, paura, preoccupazione per il futuro, aumento dei disturbi alimentari e degli episodi di autolesionismo: 9 studenti su dieci manifestano un forte disagio, alcuni anche importanti criticità per la  loro salute mentale dopo la pandemia. Altrettanti ritengono utile un supporto psicologico a scuola o all'università, di questi oltre uno su 3, il 35%, vorrebbe usufruirne.

Sono i principali risultati di una indagine promossa dalla Rete degli studenti medi, dall'Unione degli universitari e dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil, dal titolo "Chiedimi come sto", che ha coinvolto in un mese 30mila studenti delle scuole superiori e universitari, ed è stata condotta dall'Istituto di ricerca Ires dell'Emilia Romagna.

Tornado al disagio, il 28% degli studenti ha dichiarato di avere disturbi alimentari, il 16% dei quali innescati dalla pandemia, mentre il 14,5% ha avuto esperienze di autolesionismo, la metà in coincidenza con il periodo della pandemia. Il 10% ha assunto sostanze e il 12% ha abusato di alcol.

La pandemia ha prodotto anche un cambiamento dei comportamenti e delle abitudini, con l'aumento dell'uso dei social (78%), dei videogiochi (30,7%) e del fumo (18%). Sono invece diminuiti gli incontri con gli amici, sia online che in presenza (48%) e la cura del proprio aspetto fisico (37%). Il 64% ha subito un cambiamento dei ritmi del sonno. Il 26,2% degli intervistati si è già rivolto a un servizio di supporto psicologico nel corso dell'emergenza sanitaria.

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.

I disturbi mentali tra i minori sono a rischio cronicità. L'allarme è stato lanciato dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia). "I problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi manifestatisi durante la pandemia rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala", ha affermato la Presidente Agia, Carla Garlatti.

La scorsa settimana il Garante per l'infanzia e l'adolescenza ha pubblicato lo studio "Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi" , promosso con l'Istituto superiore di sanità (ISS), con la collaborazione del Ministero dell'istruzione. La ricerca, la prima scientifica a valenza nazionale individua tra le patologie: comportamento alimentare, tentato suicidio e suicidio,  autolesionismo.

Per la ricerca sono stati ascoltati oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti. I professionisti interpellati - viene spiegato - hanno riferito di disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria (tentato suicidio e suicidio), autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale.

In ambito educativo, poi, sono stati riscontrati disturbi dell'apprendimento, dell'attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico.

È stato inoltre riportato un aumento delle richieste d'aiuto per l'uso di sostanze psicoattive, cannabinoidi e alcool, mentre i minori migranti non accompagnati hanno manifestato difficoltà nella gestione dell'isolamento e della quarantena nelle strutture di accoglienza.

Più in generale la pandemia ha provocato quella che i professionisti interpellati dall'équipe di ricerca hanno definito una vera e propria "emergenza salute mentale". È stata infatti registrata un'impennata delle richieste di aiuto alla quale in molti casi sono corrisposte inadeguatezza e iniquità di risposte che hanno fatto emergere carenze e ritardi strutturali precedenti al coronavirus.

Bambini, ragazzi e famiglie si sono trovati spesso costretti a rivolgersi ai privati con impegni economici rilevanti e difficilmente sostenibili, che hanno aumentato le disuguaglianze. Allo stesso tempo il lockdown ha fatto scoprire il  potenziale della telemedicina applicata alla salute mentale, ma occorre investire rapidamente in formazione degli operatori e in tecnologie specifiche per assistere bambini e ragazzi.

A fronte di questo scenario di disturbi mentali tra i minori l'Autorità garante ha formulato una serie di raccomandazioni. "Tra di esse c'è innanzitutto la necessità che le azioni di programmazione, prevenzione e cura superino la frammentarietà regionale e locale. La fase post pandemica può essere un'occasione straordinaria per farlo e in generale per migliorare il sistema. Ma non c'è tempo da perdere".

"Vanno previste - ha affermato la Presidente Carla Garlatti - adeguate risorse per i servizi, fornite risposte specifiche in base all'età, va garantito un numero di posti letto in reparti dedicati ai minorenni e istituiti servizi di psicologia scolastica in modo da attivare un collegamento tra scuola e territorio. È altrettanto importante operare un cambiamento culturale intervenendo sul ruolo educativo e sulla promozione del dialogo intergenerazionale".

La ricerca è durata un anno e proseguirà per altri due, coinvolgendo fino a 35.000 minorenni dai 6 ai 18 anni nelle cinque regioni coinvolte nello studio. A validarla un comitato, presieduto dal professor Paolo Petralia e composto da autorevoli rappresentanti del mondo scientifico, accademico e delle professioni psico-sociali.

Photo by RODNAE Productions from Pexels

Prendersi una pausa dai social media fa bene alla salute e aumenta il senso di benessere. A dimostrarlo è uno studio  coordinato dall'Università di Bath e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, che ha  chiesto a un gruppo di persone tra i 18 e i 72 anni (età media 29) di sospendere l'uso dei social per una settimana. Per  alcuni partecipanti questo ha significato guadagnare circa nove ore di tempo per sé, che altrimenti avrebbe passato su Instagram, Facebook, Twitter e TikTok.

Lo studio ha coinvolto 154 persone che trascorrevano in media sui social 8-9 ore a settimana. Dopo avere misurato i livelli di
depressione, ansia e benessere di tutti i partecipanti, ad alcuni di loro è stato chiesto di sospendere l'uso dei social per 7 giorni o ridurlo drasticamente a pochi minuti.
Una settimana dopo, i ricercatori hanno osservato differenze significative tra i punteggi per benessere, ansia e depressione del gruppo senza social e quelli del gruppo di controllo. In particolare, in termini di benessere, il gruppo che aveva sospeso  l'uso dei social registrava 4,9 punti in più degli altri, mentre i livelli di depressione e ansia erano scesi rispettivamente di 2,2 punti e di 1,7 punti.

"Scorrere i social media è diventata una pratica così comune che molti di noi lo fanno quasi senza pensarci, ma ci sono crescenti preoccupazioni sugli effetti di questi strumenti sulla salute mentale", afferma Jeff Lambert, primo autore dello studio.

I ricercatori sanno bene che i social media fanno parte della vita delle persone e che per molti sono diventati uno strumento
indispensabile per esprimersi e interagire. Tuttavia, fa notare Lambert, "molti dei partecipanti alla nostra ricerca hanno riportato effetti positivi dalla sospensione dell'uso dei social, con un miglioramento dell'umore e meno ansia in generale. Il nostro studio suggerisce che anche solo una piccola pausa può avere un impatto positivo".

Per i ricercatori resta comunque da indagare gli effetti della sospensione dell'uso dei social per lunghi periodi  (ANSA).

Photo by Eren Li from Pexels

"Ognuno con il proprio passo. Diversi tutti insieme" è il titolo del confronto sulla scuola inclusiva dopo due anni di pandemia, in programma il 10 maggio dalle 15 alle 19, presso la Fondazione Di Liegro. L'evento è dedicato alla memoria di Simonetta Caravita.

Il pomeriggio di "Ognuno con il proprio passo. Diversi tutti insieme" sarà diviso in due parti. Nella prima si svolgerà un confronto su realtà ed esperienze dirette impegnate a Roma per l'inclusione scolastica e giovanile, con Marialetizia Nespica e Marilina Casanova ( Casal Bruciato), Alessandro Romelli (Ostia), Marta Zammuto (Fondazione Don Luigi Di Liegro) e Massimo Vallati (Calcio Sociale Corviale).

La seconda sessione sarà una tavola rotonda su cosa si può fare affinché la scuola sia sempre più inclusiva dopo due anni  che hanno messo a dura prova l'intero sistema. Interverranno Anna Maria Ajello (Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e Socializzazione), Danilo Casertano (Associazione Manes), Luigina Di Liegro (Fondazione Don Luigi Di Liegro), Marco Rossi-Doria (Presidente della Fondazione “Con i bambini”), Marilena Novelli (già direttore regionale dell’USR Lazio) e Augusto Venanzetti (Rete Scuolemigranti).

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming. Per informazioni.

"Simonetta Caravita - ha ricordato Marco Rossi-Doria, in occasione della sua scomparsa, nel 2021 - è stata per molti decenni il punto di riferimento delle politiche scolastiche inclusive nell’area romana. Per venticinque anni è stata dirigente scolastica nella Scuola Media Statale 'Luigi di Liegro', a Casal Bruciato, e poi del IV Centro Territoriale Permanente di Roma. Quando Jaques Delors avviò l’idea europea di una scuola di seconda occasione per chi aveva abbandonato la scuola, Simonetta è stata all’avanguardia nel lavorare per la scuola di II occasione nelle periferie romane. È in questa veste che in tanti/e, impegnati sullo stesso fronte in ogni parte d’Italia, l’abbiamo conosciuta per la sua dedizione e capacità".

"È stata coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’Educazione degli Adulti dell’USR del Lazio. Anche a livello nazionale ha partecipato al laborioso avvio dei CPIA. Impegnata nell’associazione delle scuole autonome, ha creduto nell’autonomia delle scuole a maggior ragione dove dovevano essere più flessibili e innovative per raggiungere tutti/e e ciascuno/a. Nel cuore e nella mente - ha concluso Marco Rossi-Doria - Simonetta Caravita ha avuto per lunghi decenni la lotta alla povertà educativa e ha lavorato per creare e manutenere comunità educanti ben prima che se ne parlasse".

La fatica fisica e mentale di doversi prende cura di un familiare malato può avere conseguenze pesanti sugli adolescenti caregiver, Uno studio europeo condotto su 2.100 giovani caregiver tra i 15 e i 17 anni mostra che il 14% di loro ha pensato all'autolesionismo e più del 10% di fare male ad altri, che nel 45% dei casi era la stessa persona di cui si prendevano cura.

Lo studio, pubblicato su International Journal of Care and Caring, si inserisce nell'ambito del progetto "ME-WE" finanziato
dal programma Horizon 2020 dell'Unione Europea per offrire supporto agli adolescenti che nella loro vita quotidiana devono prendersi cura di qualcuno. I paesi coinvolti nello studio sono Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Il 69% dei ragazzi intervistati si prendeva cura di un membro della famiglia, nella maggior parte dei casi un genitore. Tra gli italiani, il 59% era coinvolto nella cura dei nonni. Un dato  che, per i ricercatori, suggerisce come "in alcuni paesi i giovani stiano colmando le carenze dei sistemi per l'assistenza agli anziani".

Prendersi cura vuole dire aiutare con le faccende domestiche e burocratiche. Se ci sono disabilità o malattie, l'impegno diventa maggiore e ai giovani può essere chiesto di dedicarsi anche alle cure intime del paziente e, per quanto possibile, anche mediche. Un impegno che i ragazzi devono bilanciare con i loro doveri scolastici e con il resto delle attività e delle
sfide tipiche dell'età adolescenziale. Non sempre, però, ci si riesce.

Le ragazze sembrano essere particolarmente a rischio. Il 36% degli adolescenti caregiver intervistati ha affermato che la propria salute mentale è peggiorata a causa delle responsabilità a cui deve far fronte. Il 17% ha detto che il proprio rendimento scolastico ne ha sofferto e il 15% ha riferito di essere stato vittima di bullismo per il fatto di dover assistere qualcun altro.

Per i ricercatori, i risultati sollevano preoccupazioni urgenti sulla pressione e sull'impatto che l'assistenza a un malato provoca sui giovani, anche se in merito al pensiero di nuocere agli altri evidenziano di non avere rilevato elementi che lasciassero pensare che questi giovani potessero davvero rappresentare una minaccia per gli altri.

Photo by Judita Tamošiūnaitė from Pexels.

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