La solidarietà non è un vago sentimento di compassione né si fonda su un sentimento di altruismo ingenuo, ma nasce dall’analisi della complessità sociale, dai guasti del sistema sociale disordinato, dal degrado morale e culturale, provocato dalla legge del più forte, dalla carenza di etica collettiva. 
(Don Luigi Di Liegro)

La vita

Luigi Di Liegro nasce a Gaeta il 16 ottobre 1928, ultimo di otto figli. Il padre, Cosmo, tentò più volte di emigrare in America, respinto come clandestino e, quindi, sempre costretto a tornare in famiglia. Quando a dieci anni Luigi manifeata l'intenzione di andare in Seminario, il padre inizialmente si oppone con decisione. Luigi viene accolto presso il Santuario del Divino Amore a Roma. Col passare del tempo la sua vocazione viene accolta e sostenuta dalla famiglia, in particolare dalla sorella maggiore, Suor Maria, autentica guida umana e spirituale per Luigi fino all'ordinazione sacerdotale e poi per tutti gli anni del suo ministero pastorale.

1953-1974

Don Luigi viene ordinato sacerdote il 4 aprile del 1953 e nominato subito dopo viceparroco di S. Leone Magno al Prenestino. Al 1958 risale il viaggio di don Luigi in Belgio, dove prende parte ad un corso di formazione, proposto dalla J.O.C. (Gioventù Operaia Cristiana) sui temi della pastorale del lavoro. Visita le miniere dove lavorano anche molti emigrati italiani, e impara ancora una volta a condividerne i percorsi e le sofferenze. Nel 1964 viene chiamato in vicariato dal cardinale Clemente Micara a lavorare ad un nuovo assetto della Diocesi, più aderente alla realtà anche sociale di Roma. Nel 1969, con il Centro di Studi sociali dell'Università Gregoriana don Luigi dà vita alla prima "Indagine sociologica sulla religiosità dei cristiani di Roma". L'iniziativa mise in luce in maniera preoccupante la divaricazione fra una fede ancora professata dalla stragrande maggioranza dei cittadini e le scelte concrete sul piano etico e sociale che gli stessi cittadini dichiaravano di seguire. Questa divaricazione sarà, a detta dello stesso don Luigi, fra i motivi ispiratori del convegno del Febbraio 1974. Nel 1972, è chiamato dal cardinale Angelo Dell'Acqua a dar vita al Centro pastorale per l'animazione della comunità cristiana e i servizi socio-caritativi. Qui porta a termine la nuova articolazione sociale della diocesi, che è poi quella attuale. Riunisce le parrocchie in cinque grandi "settori", a loro volta divisi in "prefetture" che cerca di far coincidere con i confini politici delle circoscrizioni. Don Luigi si attivò personalmente affinché per le comunità ecclesiali divenissero luoghi di educazione alla partecipazione, in linea con le indicazioni emerse dal Concilio Vaticano II. Nel febbraio del 1974, Don Luigi coordina, stavolta col cardinale Poletti, il famoso Convegno sui Mali di Roma: La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella diocesi di Roma. Iniziato il 12 febbraio nella basilica di S. Giovanni in Laterano, il convegno mette in luce e denuncia le debolezze e le mancanze di Roma, insieme a coloro che ne erano stati responsabili, segnando una svolta nel rapporto fra le persone e i problemi reali e concreti.

1974-1987

Sul finire degli anni Settanta Don Luigi sceglie di diventare pastore della nascente comunità di Centro Giano, una piccola borgata in prossimità di Ostia. La sua scelta nasce dalla convinzione che un prete non è tale senza una comunità da servire e a cui appartenere, e anche dalla sua inclinazione a leggere la realtà con lo sguardo di chi ne abita le periferie. Di questa comunità don Luigi rimarrà la guida spirituale, ma anche umana e sociale, fino alla fine della sua vita. Nel novembre del 1979 nasce la Caritas Diocesana di Roma. Don Luigi ne diviene fin dall'inizio l’anima oltre che il direttore. Una Caritas pensata per praticare "una carità che tende a liberare le persone dal bisogno e quindi a renderle protagoniste della propria vita". Don Luigi fa del suo ufficio un interlocutore decisivo della vita cittadina: giunte, realtà ecclesiali, forze civili e politiche dovevano confrontarsi con lui e con la sua strategia tesa ad alleviare le sofferenze degli esclusi. La Caritas ingaggia una vasta battaglia contro la povertà, l'emarginazione e l'indifferenza. Tra il 1981 e il 1987 vengono creati centri di ascolto, ambulatori, centri di raccolta e distribuzione di medicinali, un ostello (intitolato a Don Luigi dopo la sua morte), una mensa per i senza fissa dimora. Il povero, secondo don Luigi, non era solo una questione del cristiano. Trattandosi non già di beneficenza ma di giustizia e di diritti civili, la questione non può non essere politica. E la politica andava sollecitata di continuo.

1988-1997

Tra il 1988 e il 1990, don Luigi si troverà coinvolto in alcune battaglie molto impegnative.
Il 5 dicembre del 1988, anno della sua nomina a Prelato d'Onore di Sua Santità, la Caritas promuove l'apertura di una Casa Famiglia per malati di AIDS nel parco di Villa Glori, nel quartiere Parioli. Gli abitanti del ricco quartiere, spaventati dall'idea di ritrovarsi a contatto con questo tipo di malattia, hanno una reazione molto dura: manifestazioni di protesta, assemblee, petizioni, ricorsi al TAR. Don Luigi viene attaccato in modo pesante. Lui, che amava definirsi "figlio dell'emigrazione", si confronta anche con il problema dell’immigrazione. Fin dal 1981, la Caritas aveva aperto il Centro Ascolto Stranieri, una realtà che oggi accoglie persone provenienti da più di 100 nazioni diverse, registrando un flusso annuale compreso tra le 6.000 e le 10.000 unità. La battaglia, forse la più famosa, la cui eco non è soltanto locale ma anche nazionale, scoppia nell'inverno 1990-91. Teatro degli avvenimenti, l'ex Pastificio Pantanella, nei pressi di San Giovanni, dove sono accampati in condizioni disumane oltre mille immigrati asiatici e nordafricani, una miscela di etnie e religioni. Don Luigi è tra i primi ad intervenire, assumendosi il difficile ruolo di mediatore politico e culturale, chiedendo che siano istallati i servizi essenziali e avviate soluzioni di tipo strutturale e di prospettiva. Ma le istituzioni pubbliche decidono di cacciare gli immigrati dall'ex pastificio senza neanche aver provveduto a trovar loro un posto alternativo dove andare. Don Luigi si indigna profondamente e non esita a parlare di "deportazione".
Non va dimenticato il consistente operato messo in campo oltre i confini della Diocesi e dell'Italia stessa. Dal terremoto dell'Irpinia a quello in Armenia, dal Sud Est Asiatico alla Palestina fino all'Albania del dopo regime, numerosi sono i viaggi, gli interventi, le iniziative di ricostruzione economica, sociale, culturale, ecclesiale operate da don Luigi, ancora oggi molto vive nella memoria delle persone che lo hanno incontrato e che hanno riconosciuto quel suo senso di carità concreta, viva, di solidarietà reale, incarnata. Nel '97, in seguito ad una crisi cardiaca fu ricoverato presso l'Ospedale S. Raffaele di Milano dove muore il 12 ottobre 1997."L'unico valore assoluto diceva don Luigi - è la dignità umana, è la libertà di ogni uomo. Ogni uomo va liberato, ogni uomo è una strada che in qualche modo conduce a Dio". Battaglia, la sua, che richiamava severamente i poteri alle loro responsabilità, lontana da una concezione pietistica e individuale della caritas cristiana. Quella di don Luigi è stata, fino all'ultimo giorno della sua vita, un’incessante battaglia contro ogni forma di esclusione e di paura dell'estraneo, una radicale difesa dell'umano.

Don Luigi Di Liegro